L’amore ai tempi delle vacanze al mare

Ti vidi la prima volta in riva ad una discussione sulla teoria dello “sbottonamento” del secondo bottone della camicia.

Lunghi pomeriggi circumnavigavano il nostro osare che poi osare non era mai.

Tutte le lunghe camminate in spiaggia portarono ad un aperitivo che sapeva di pubertà.

Avrei voluto parlarti.

Ma poi non ce la facevo, preferivo parlarti la notte con la chitarra.

Ricordo una festa in piscina.

Il cloro rendeva il tuo visto semplicemente perfetto.

Il caos degli amici nascondeva i miei sguardi, dietro un alcolico distacco sfoggiavo tutti i miei trucchi.

Tu seduta sul ciglio di uno sdraio.

Nascondevi le mani abbronzate dentro un asciugamano vissuto.

Avrei voluto parlarti, ma non ce l’ho fatta.

Avrei voluto chiamarti, ma non mi sembrava il caso.

Avrei voluto scriverti, ma si sa. Le pagine bianche a volte sono muri invalicabili.

Avrei voluto, ma lo faccio adesso. Fuori dal momento giusto, fuori dal tempo, fuori da noi.

Se solo fossi riuscito ti avrei voluto dire che con la notte addosso eri più bella dell’ultima pagina di “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcia Marquez.

Michele Simonti

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